martedì, febbraio 27, 2007
 
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giovedì, febbraio 22, 2007
Porte chiuse e tornelli?

SI MA NON ALLO STADIO!!
 
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martedì, febbraio 13, 2007
Dal sito di varesenews:


"Dopo il concerto di Varese l'otto febbraio, tre donne hanno rubato lo striscione del nostro sito. Era uno striscione firmato da moltissimi fans. Questo striscione della grandezza di 3x1 metri era destinato alla fine del tour come regalo ad un ragazzo disabile, grande fan di Claudio che al contrario di noi non può vedere i concerti con la nostra stessa facilità".

E' questa la denuncia arrivata alla nostra redazione nei giorni scorsi e resa pubblica sul sito di un gruppo di fan di Baglioni. Il sito è www.ancorassieme.net ed è gestito da un gruppo di ragazzi, veri appassionati del cantautore a tal punto da seguirlo nella tappe del tour. Nei primi giorni di febbraio erano al Palawhirlpool per seguire il concerto del loro "beniamino" e come sempre si erano portati lo striscione che hanno appeso sulle tribune. A fine concerto l'amara sorpresa: lo striscione era scomparso, portato via, secondo alcuni testimoni, da tre donne che senza farsi notare ma con la massima tranquillità lo hanno slegato arrotolato e portato fuori dal palazzetto. Inutile la caccia dei minuti successivi: lo striscione è scomparso. Prima lo sconforto e poi l''appello: «Quello striscione, firmato da molti di noi, era destinato ad un nostro amico disabile. Ci sembra una cosa assurda, rivogliamo il nostro striscione - scrive Grazia, una della fan - Rivolgo la richiesta alle persone che erano a Varese: se avete riconosciuto chi lo ha rubato o avete delle immagini, foto o video, utili per riconoscere le persone che hanno preso lo striscione, scrivete a me, grazia@ancorassieme.net . Manterremo se vorrete l'anonimato. Daremo poi le informazioni raccolte, alle forze dell'ordine visto che è stata sporta regolare denuncia. Rubare è un reato. E sapere che tra i fans di Claudio c'è tale pochezza e mancanza di rispetto, lascia davvero l'amaro in bocca. Ma visto che il fine resta comunque umanitario, spero che qualcuno si metta la mano sul cuore e ci aiuti a trovare lo striscione. Se le ladre vorranno restituirlo, la denuncia verrà ritirata e ci metteremo una bella pietra sopra».


Bhè...se qualcuno ha qualche utile informazione...sapete a chi rivolgervi!
 
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lunedì, febbraio 05, 2007
Quello che è successo venerdì 2 febbraio a Catania sarà destinato ad assumere la funzione di spartiacque, ci sarà un "prima del 2 febbraio 2007" e un "dopo il 2 febbraio 2007".
Di parole se ne sono già dette tante, forse troppe. I colpevoli è giusto che paghino nella speranza che episodi del genere non accadano più.
Questo tragico fatto non venga però preso quale "pretesto", per estirpare definitivamente il "male del calcio", il tifo organizzato.
I mali del calcio sono tanti e, senza dubbio, tra questi vi è la violenza, violenza spesso ingiustificata, insulsa, frutto di momenti di black out.
Il tifo è altra cosa rispetto alla violenza, è passione, è fede, è andare allo stadio alle 4 quando la partita è alle 8 e 30, è cantare fino a non avere più fiato, è essere presenti sempre, nonostante tutto, nonostante il freddo, la pioggia, la classifica, e cancellando il tifo organizzato non si sconfiggerà di certo la violenza ( si parla tanto dell'Inghilterra ma quanti sanno che tutti sono agnelllini esclusivamente dentro lo stadio? Che i gruppi si trovano in campagna e se le danno di brutto? ) ma si cancellerà quel volto del calcio che tanto ce lo fa amare.


Dal sito della Curva Nord Milano:

SANGUE ED IPOCRISIA

Venerdì sera 2 febbraio, a Catania, un agente di Polizia è rimasto ucciso durante gli scontri a margine di Catania-Palermo. La morte di una persona è un fatto irreparabile, che ferisce tutti gli uomini di cuore e di buonsenso. Ma gli uomini di buonsenso non sopportano l'ipocrisia, che puzza più della morte.Il dolore è di chi piange il proprio caro, agli altri spetta un rispettoso silenzio. Ma certe persone non si fermano neppure dinnanzi al più nefasto degli accadimenti. E parlano, parlano, per cercare di trarre qualche vantaggio da una tragedia. Anche questo è un crimine (per lo meno morale), si chiama: sciacallaggio.Parla l'ex ministro Pisanu. Parla di giustizia, lui, che chiedeva aiuti fraudolenti a Moggi. E parla di privatizzare gli stadi, perché è un affare di miliardi. Grazie ai suoi decreti, si può ora dotarli di qualsiasi struttura commerciale.Parlano il presidente del consiglio e il ministro dello sport. Parlano di decisioni drastiche contro un crimine, loro, gli artefici dell'indulto, quelli che garantiscono impunità ai terroristi sfuggiti alla legge.Parla il ministro della giustizia. Definisce gli Ultras (milioni di persone totalmente estranee ai fatti) un cancro e dice di voler salvare il calcio. Vuole salvare il calcio, lui, un ex Dc, ex ministro della destra e attuale ministro della sinistra, fautore dell'indulto e strenuo difensore dei corrotti di calciopoli (che voleva tutti amnistiati).Parla il presidente del Catania. Parla di ricatti, lui, che aveva "minacciato" di non presentare la squadra se lo Stato non avesse acconsentito a far svolgere Catania-Palermo alle 18 di venerdì (così com'è stato).Parlano i giornalisti, quelli che hanno coperto calciopoli 2006 e tutte le nefandezze operate per insabbiarlo; quelli rimasti in silenzio quando Paolo di Brescia veniva spedito in coma, o quando veniva ucciso Federico Aldovrandi, o quando un tifoso del Napoli finiva in coma per un lacrimogeno sparato ad altezza uomo.Filippo Raciti, ispettore capo di 38 anni con una moglie e due figli, non doveva essere ucciso; così come non doveva esserlo Federico, un ragazzo di soli 18 anni. Entrambi meritano giustizia; tutti la meritano. Ma la giustizia, per essere giusta, deve fondarsi su di una legge uguale per tutti (e non solo in teoria). Chi enfatizza certi fatti e ne omette altri, chi colpisce talune categorie e ne amnistia arbitrariamente altre, non fa giustizia.Sono state varate tante leggi speciali in merito alla "violenza negli stadi", alcune palesemente anti-costituzionali. Eppure non sono servite, perché erano profondamente sbagliate. Hanno colpito ingiustamente Ultras e tifosi, hanno criminalizzato chi affronta un altro uomo, con coraggio e lealtà, secondo un preciso codice d'onore. Ed ecco, è rimasta proprio la violenza, quella che va oltre il pugno e arriva alla tragedia. Telecamere e biglietti nominali possono aver spostato il problema fuori dai cancelli, ma niente di più. Una cultura non si cambia spiando le persone.Ogni giorno si commettono omicidi, stragi e stupri in tutto il Paese. In Sicilia (la regione di Catania) si verifica in media più di un omicidio alla settimana. Ma lo stadio è uno dei posti più sicuri del Paese. Possono esserci alcune scazzottate tra giovani ma i fatti di sangue sono estremamente rari. In Italia si viene uccisi prevalentemente in famiglia (al primo posto), oppure dalla mafia o dalla criminalità comune; questo dicono le statistiche. Dicono che il nucleo alla base della nostra società, la famiglia, ha gli elementi sempre più instabili e in conflitto (si uccidono), e che le organizzazioni criminali dettano la loro legge in buona parte del Paese. Quisquiglie? Per questo Stato sembra di sì, perché le leggi speciali le adotta solo contro Ultras e tifosi.Domenica 28 gennaio a Luzzi (Calabria), il dirigente di una società calcistica è rimasto ucciso a causa delle percosse subite in una rissa, scoppiata al termine di Cancellese-Sammartinese di Terza Categoria. Due giocatori sono stati indagati per tale omicidio. Ma non saranno varate leggi speciali per i calciatori.Noi chiediamo giustizia e verità, per tutti. Giustizia e verità anche per Filippo Raciti. Chiediamo che chi ha sbagliato paghi (sempre) e comunque (senza privilegi per nessuno). Chiediamo siano accertate le responsabilità di tutti. Di chi ha ucciso, innanzitutto. Ma anche di ha gestito l'ordine pubblico, di chi ha fatto svolgere una partita a rischio alle 18, di chi ha fatto perdere metà partita ai palermitani (strategia del sopruso che serve solo a surriscaldare gli animi).Volere la verità in un Paese abituato alla menzogna è un desiderio rivoluzionario. Volere la verità, qualunque essa sia, è un desiderio inusitato. Anche per questo siamo Ultras.
 
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